Acerra non vuole cambiare

Acerra, la nostra città, continua ad essere un ambiente che non soddisfa i propri abitanti e che non dimostra di voler cambiare. Non è una disamina politica contro gli amministratori o le opposizioni presenti in consiglio comunale, ma un’amara constatazione di come una comunità non riesce ad essere unita per un riscatto culturale e sociale nei confronti delle città limitrofe.

Una città che non è solo povera, ma che manifesta anche il disagio sociale a tutti i livelli. Anche chi è benestante non si trova a suo agio. Manca la tranquillità, la sicurezza, il dialogo tra i cittadini, e tra questi e le istituzioni, siano esse laiche o religiose. Si, ci sono associazioni di volontariato, specialmente in settori cruciali ma ben poche hanno capito che l’associazionismo oggi si è evoluto. Non basta che un professionista si spenda per la mensa, ma deve mettere al servizio anche le sue competenze con idee che siano appetibili per gli imprenditori affinché si possa fare anche un investimento per la collettività. Anche il significato di imprenditore è mutato.

Ed anche la politica oggi, è così veloce che non si perde più tempo a disquisire tra destra e sinistra, ma tra chi è più vicino al popolo e chi ai grandi investitori. Tutto questo determina un allontanamento e conseguente introversione dei cittadini nei confronti delle istituzioni anche nei problemi più comuni. Dal vivere la città, di giorno e di notte, con momenti dove Acerra sembra una metropoli del traffico, e di sera una città spettrale. Ad essere sinceri oggi si comincia a vedere l’intento di questa amministrazione, almeno quello che vedo io, che sembra di puntare molto sul circuito turistico-culturale piuttosto che sullo sviluppo più snello di ciò che può essere un circuito del food o edilizio o agricolo, come è sempre stato.

Dico questo perché manca la comunicazione tra amministrazione e popolo su quello che si sta vedendo in città. E non sarebbe male se ciò accadesse. A volte lo si fa perché i cambiamenti portano critiche gratuite, ma bisogna dare esempio di coraggio ed incamminare la comunità a questi cambiamenti. La desertificazione di Piazza Mercato, i lavori nel Castello, fanno pensare ad un disegno ben chiaro, ma non ancora annunciato, di voler trasformare la zona in un circuito artigianale che dovrebbe supportare il flusso di turisti che dovrebbero arrivare ad Acerra per visitare il Museo cittadino. Così come la trasformazione di strade d’accesso in città (Corso Italia, Corso Vittorio Emanuele), modificate per consentirne l’accesso. Altro non si vede, non credo che non ci sia dell’altro e sia favorevole a questa città. Ma tutto questo avviene senza intraprendere la rivoluzione che dovrebbe portare al vero progresso di questa città.

Una rivoluzione culturale con isolamento, come minimo, delle frange delinquenziali e recupero dei giovani a rischio. Tempo fa il compianto professore Aniello Montano mi diceva che ad Acerra mancava il ceto medio. Gli dicevo che questo mancava all’Italia intera per volere del globalismo, e lui mi sorrideva affermando che ad Acerra sarebbe servito di più che in tutta Italia insieme.

Forse aveva ragione, fatto sta che ancora oggi manca il collante per sentirci uniti. La grande depressione economica di questa città ha fatto il resto. Mancano idee e progetti, manca la tranquillità, manca il tessuto sociale sano. Ecco, questo è il mio intento, dare una scossa a chi amministra o fa politica in questa città affinché si svegli. So che è un compito difficile, ma chi resterà nella storia di Acerra non sarà il sindaco che ha fatto questo o quello, ma chi farà cambiare mentalità ad un popolo intero.

Gerardo Bigliardo

Segretario Nazionale MSE

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Autore dell'articolo: Gerardo Bigliardo

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