Con la riforma pene aumentate per i corrotti

Lo Stato ed i cittadini hanno tutto il diritto di riprendersi quello che gli è stato rubato dai corrotti. È un tema sul quale non si possono avere dubbi: i reati contro la pubblica amministrazione hanno dei costi economici enormi per la collettività ed è arrivato il momento di intervenire con decisione. La riforma Anticorruzione è stata pensata per rispondere all’esigenza di rafforzare e migliorare le leggi utili a contrastare i reati commessi contro la pubblica amministrazione. Si tratta in concreto della modifica di alcuni articoli del codice penale, di quello civile e della procedura. Gli interventi previsti dal disegno di legge puntano ad inasprire le pene e le sanzioni accessorie per i corrotti e, allo stesso tempo, a fornire strumenti più efficaci ai magistrati e agli investigatori impegnati nella lotta al malaffare. Di fatto, le modifiche introdotte, oltre a colpire con maggiore incisività chi intraprende la strada della corruzione e a estendere i mezzi a disposizione di giudici e pubblici ministeri, potenziano anche le attività di prevenzione del fenomeno. Una parte delle importanti novità contenute nel provvedimento riguarda l’adeguamento delle leggi italiane alle indicazioni che, negli anni, sono arrivate dal Consiglio d’Europa e dall’OCSE proprio in materia di anticorruzione. Tutto ciò significa segnare, concretamente, una svolta rispetto al recente passato: anni in cui i provvedimenti adottati dai precedenti governi hanno prodotto per lo più risultati insufficienti e, in alcuni casi, persino dannosi. È arrivato il momento in cui la corruzione deve essere finalmente riconosciuta per quello che è: una piaga per la collettività e un male da respingere con grande fermezza e con le giuste misure. Gli obiettivi della riforma sono contrastare la corruzione a ogni livello e in ogni settore con strumenti realmente efficaci e innovativi e mettere i magistrati e investigatori nelle migliori condizioni per affrontare la piaga del malaffare, impedire a chi è stato definitivamente condannato di tornare ad avere a che fare con la pubblica amministrazione, ridurre il prezzo economico e sociale, oggi salatissimo, che i cittadini sono costretti a pagare sulla propria pelle a causa del malaffare, prevenire questo tipo di reato e ristabilire la fiducia dei cittadini nello Stato. Il disegno di legge prevede una stangata per gli “infedeli” della pubblica amministrazione. Chi si fa corrompere deve essere punito in maniera adeguata e per questo le pene vengono aumentate. Fino ad oggi un pubblico ufficiale che si vendeva al miglior offerente nello svolgimento delle sue funzioni rischiava solamente da 1 a 6 anni di reclusione, pene troppo basse non solo per fare un minimo di giustizia, ma anche per scoraggiare i malintenzionati. Con la nuova riforma lo stesso reato sarà punito in maniera più decisa, con pene che andranno dai 3 agli 8 anni. È arrivato il momento di dare un segnale forte e stabilire un solido principio di giustizia: la corruzione, anche nei casi ritenuti meno gravi, è una cosa seria e va trattata sempre come tale.

FRANCESCO URRARO

Senatore Movimento 5 Stelle

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Autore dell'articolo: Francesco Urraro

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