Il monumento ai caduti della grande guerra, un inno alla pace

Il monumento, dal 2016, nel piazzale Renella, ricorda la fine della Grande Guerra (1915-1918) tra i Paesi dell’Intesa: Francia, Gran Bretagna, Italia e, dal 2017 gli Stati Uniti, e gli Imperi centrali: Germania, Austri-Ungheria ed Impero Ottomano. L’Italia entrò in Guerra il 24 maggio 1915. L’Esercito Italiano al Comando del Gen. Cadorna, si attestò sull’Isonzo e sul Altopiano del Carso, ove furono combattute 12 battaglie, fino alla sconfitta di Caporetto del 24-26 ottobre 1917.

Fu una Guerra di posizione, di trincea, che causò 9 milioni di morti. Il Gen. Cadorna pagò il disastro militare e fu sostituito dal napoletano Gen. Armando Diaz, che stabilì la linea sul Grappa-Piave, ove si infranse l’offensiva austriaca nelle due battaglie del Piave, fino alla battaglia conclusiva di Vittorio Vento. Alla grande Guerra partecipò il poeta Giuseppe Ungaretti, che la descrisse nella “Veglia” e la considerò molto dolorosa ma ritrovò la propria identità, conoscendo il precario equilibrio tra la vita e la morte, che rappresenta la “poetica dell’attimo”.

Gabriele D’Annunzio, il vate, romanziere, drammaturgo, pilota solitario, si arruolò volontario tra gli Arditi, compì imprese clamorose, la “beffa di Buccari” nel Carnaro, ove, con tre motoscafi silurò la flotta austriaca; il volo su Vienna e, poi ritenne la vittoria “mutilata” per la questione fiumana. I nomi degli acerrani, caduti in guerra, sono impressi nella lastra di piombo, mutilata, del monumento; l’altra lastra fu rubata e si è persa la memoria di concittadini, a cui l’inutile strage, così definita dal Papa Benedetto XV, negò il diritto alla vita. L’Italia unita è nata al Fronte, nelle trincee: i monumenti, le cartoline, i diari, lettere, medaglie, raccontano, in diretta la vita nelle trincee.

La Grande Guerra unì l’Italia, perché i soldati di regioni diverse, che parlavano dialetti diversi, per tre anni, si trovarono fianco a fianco nel fango delle trincee, mangiarono la stessa minestra nelle gavette e, per la prima volta, assaporarono la barretta di cioccolato. Si rivisse l’epopea risorgimentale. Fu anche un’unità politica perché i cattolici si riconciliarono con lo Stato Nazionale. Infatti, un ministro cattolico Filippo Meda, entrò nel governo. Nel 1921 il treno che trasportava le spoglie del “Milite Ignoto”, ad ogni stazione fu salutato dalla folla plaudente e commossa.

La ferma opposizione dei Papi alle guerre è stato un motivo centrale della moderna dottrina sociale cristiana. La Guerra deve essere fatta alla miseria, alle ingiustizie, alle discriminazioni. La Pace è appunto opera di giustizia, così scrisse Giulio Andreotti, sette volte Presidente del Consiglio.

Antonio Santoro

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Autore dell'articolo: Antonio Santoro

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