Intervista al Presidente del Consiglio Comunale Andrea Piatto “Bisogna interloquire con l’inceneritore”

In politica dalla fine degli anni novanta con i Verdi di cui è stato portavoce cittadino per alcuni anni. Super assessore nella giunta Marletta che poi sfiduciò pochi mesi prima della fine del mandato. Nelle ultime due elezioni comunali è stato il consigliere più votato, vero signore delle preferenze acerrane, con due liste civiche da lui create (Acerra è tua e Democratici per Acerra), a sostegno del sindaco Lettieri, con il quale forma, a detta di molti, il duo che regge saldamente le redini del governo cittadino da anni, relegando gli altri esponenti della maggioranza a mere comparse di secondo piano. Stiamo parlando di Andrea Piatto, Presidente del Consiglio Comunale, carica esercitata, secondo le opposizioni e non solo, non in maniera super partes ma scendendo nell’agone politico.

Manca solo la carica di sindaco: sarà il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni in continuità con Lettieri?

E’ una questione che non si pone. Innanzitutto perché si voterà nel 2022 e dobbiamo continuare a lavorare per e con la città come abbiamo fatto in questi anni, sostenendo con lealtà l’Amministrazione in carica. Mai, dentro e fuori i Democratici per Acerra, abbiamo parlato di questa eventualità. Io stesso non me lo sono mai chiesto. Non ho mai chiesto ad Andrea se è disponibile a ridurre ulteriormente gli spazi della sua vita privata, ormai già residuale nelle 24 ore.

Sei iscritto al Pd ma fuori Acerra?

Mai avuto tessere di partito dal 2003. I Verdi restano la mia unica tessera. Ovviamente sono un elettore del centro-sinistra da sempre. In questa parte di campo di gioco sono nato e qui resto. La coerenza è il primo valore per chi vuole fare politica con l’esempio.

Il sindaco e la coalizione che lo sostiene dichiarano da sempre di essere contro l’inceneritore: ma cosa ha fatto in concreto in questi anni per contrastarlo? Quanti sopralluoghi sul sito ha fatto?

Tutti sono o sono stati contro l’inceneritore in questi anni. Chi per motivi di contrarietà a questa filosofia di smaltimento, e io tra questi, e chi perché trascinato dalla battaglia di comunità. O anche per opportunismo. La battaglia degli acerrani non è stata una battaglia persa completamente: da come doveva essere, in termini di tecnologia intendo, a come è stato realizzato c’è una grande differenza. Oggi è di proprietà pubblica e questo è un aspetto che va sottolineato. Ciò che le amministrazioni di questi anni hanno fatto è negli atti. Oggi bisognerebbe avere il coraggio, oltre a continuare a perseguire il principio di precauzione in materia sanitaria ed ambientale (se inquina va chiuso), di avere un’interlocuzione di più ampia ricaduta per il territorio dal punto di vista economico e occupazionale. Questa timidezza va superata.

E sugli sforamenti delle centraline poste dall’Arpac a presidio della qualità dell’aria che registrano emissioni doppie a quanto consentito dalla legge?

Su questo gli organi di controllo, mi riferisco a controlli anche di responsabilità penali eventuali, sono in azione. Da parte del Comune non c’è omissione, ma solo stimolo a controllare di più e meglio verso quei soggetti istituzionali a ciò deputati.

Nuove assunzioni e Parentopoli: casuali coincidenze o scientifiche clientele?

Questo lo dimostrerà chi indaga. Ed è giusto che indaghi. Ovviamente se tali indagini non produrranno nulla, ci     sarà chi dovrà chiedere scusa nei luoghi propri. Che sono anche in questo caso quelli di giustizia.

Il consigliere Stompanato, uscendo dalla maggioranza, vi ha accusato “della spartizione di tutto, anche delle briciole”: cosa risponde?

Ho poco da rispondere. Per rispondere dovrei sapere a cosa si riferisce. E nelle dichiarazioni rese non ho sentito il riferimento a fatti concreti. Sottolineo che si è astenuto su più atti, compreso il Bilancio. Sono segnali di un dialogo che non si è interrotto e che va ripreso sul terreno programmatico, visto che a suo dire non è un problema di spartenze o visibilità.

Il Comune ha chiesto alla Cassa Depositi e Prestiti un prestito di 6 milioni di euro per pagare i creditori: perché indebitarsi ulteriormente e non tagliare le spese inutili e improduttive?

Il ricorso all’anticipazione di liquidità non è un indebitamento. Lo stabilisce la Legge n. 350/2003. E’ un problema di sofferenza di cassa, perché i trasferimenti dello Stato o i Fondi europei vengono accreditati con ritardo. Il ritardo dei pagamenti ai fornitori, dal 2020, farà scattare una sanzione a carico dei Comuni. Si è colta semplicemente un’opportunità: anziché usare il tesoriere comunale (la Banca), sfruttando una misura della Finanziaria 2019 si utilizza la Cassa Depositi e Prestiti a tassi con 4/5 punti in meno. E’ buona amministrazione, non altro.

L’agricoltura è la grande assente dell’azione amministrativa, nonostante la vocazione agricola del territorio. È di questi giorni la notizia che il Comune ha perso per ritardo i fondi UE (parliamo di milioni di euro) destinati alla tutela dell’ambiente ed alla valorizzazione delle produzioni agricole …

La titolarità dei Comuni per il settore primario è limitata. Tutta la programmazione è in capo a Regione e Stato. Noi possiamo accompagnare le imprese agricole agendo sulla fiscalità locale. Lo facciamo esonerando, di fatto, le imprese agricole da quelli che sono i tributi comunali. Con orgoglio rivendico che proprio con questa Amministrazione gli agricoltori hanno ritrovato un giusto ruolo nelle scelte di governo, con un rinnovato protagonismo. La crisi agricola dei nostri territori è soprattutto una crisi ambientale. Un po’ vera ma anche tanto demagogica.

Perché è contro il reddito di cittadinanza in una realtà come Acerra dove la povertà è diffusa?

Quello varato non è un vero reddito di cittadinanza e non si può attendere molto né in termini di contrasto alla povertà né in termini di sostegno allo sviluppo. Non è un’erogazione incondizionata finalizzata a garantire a tutti un livello base di risorse e sganciata dal ricollocamento al lavoro. E’ un sussidio di disoccupazione sottoposto alle restrizioni tipiche dei regimi di workfare, che si spera poi di trasformare in un ennesimo incentivo a favore delle imprese. Tant’è che non è una misura destinata alla parte povera dell’Italia, il Sud, ma che con la recessione in corso piano piano finanzierà più il Nord che il meridione. Quei soldi andavano usati per un massiccio Piano di Investimenti pubblici. Si finanzia, per mera propaganda, la disoccupazione e non l’occupazione. Il risultato è che tutti i dati macroeconomici ci dicono di un Paese riportato a prima del Governo Monti con una recessione galoppante. Abbiamo sì cambiato, ma in peggio. E, purtroppo, l’avevo previsto.

Rosario Aversano

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Autore dell'articolo: Rosario Aversano

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