L’astrofisica Mariafelicia De Laurentis: Da Acerra ai buchi neri

Docente di Astrofisica e Astronomia presso l’Università di Napoli Federico II, Mariafelicia De Laurentis è un’eccellenza acerrana: fa parte, infatti, del team che ha scattato la prima foto di un buco nero, fenomeno che studia ormai da anni. Premio “Acerrano dell’anno 2019” “per i meriti in ambito scientifico culminati con la realizzazione dello scatto che è stato definito la foto del secolo che ha portato enorme lustro alla città di Acerra”. Altro grande riconoscimento la Medaglia Einstein 2020, assegnata unitamente al team di scienziati internazionale Event Horizon Telescope.

Prof. De Laurentis, partiamo con una domanda da uomo della strada: cos’è un buco nero?

È una regione dello spazio-tempo definita da un forte campo gravitazionale oppure si paragona ad un corpo celeste, una stella, che ha una certa massa che si comprime su se stessa. Più si comprime più aumenta la sua densità. È chiamato buco nero perché è talmente forte e compresso che è capace di attrarre qualsiasi oggetto compresa la luce e lo caratterizza l’orizzonte degli eventi, quella superficie non oltrepassabile oltre la quale nessun oggetto, anche la luce, non esce più proprio per il forte campo gravitazionale. Il buco nero si muove, ruota su se stesso ma non ha un’orbita.

La ricerca sta andando avanti: che novità ci dobbiamo aspettare?

Non posso anticipare nulla, posso solo dire che stiamo lavorando sul buco nero al centro della nostra galassia, più vicino, mentre quello che abbiamo fotografato era esterno e molto più lontano. È importante individuarli per confermarne l’esistenza e verificare la teoria di Einstein oltre che per ricostruire la storia dell’universo.

Per una donna è più difficile fare scienza ed avere successo?

L’essere donna all’inizio mi ha creato qualche problema in quanto la fisica teorica è prettamente maschile, con molti anziani che hanno pregiudizi verso i giovani e le donne, ma questa cosa mi ha fortificato. Alla fine è stato bello lavorare e guadagnare la stima di tanti colleghi. Addirittura un collega russo non lavorava con le donne e non parlava direttamente con me ma alla fine si è ricreduto tanto che nelle lettere di referenze scriveva di me “nonostante sia una giovane donna è una grande lavoratrice”.

Scienza e la religione sono compatibili?

Sì, assolutamente, non c’è nessun conflitto. Per me scienziata credente, non c’è incompatibilità con un’Entità superiore chiamata Dio o semplicemente Energia che mette ordine nell’universo, altrimenti ci sarebbe il caos. Studio fisica perché voglio entrare nella mente di Dio e cercare di capire la creazione. Ovviamente la Bibbia non ci da risposte scientifiche perché non è un libro scientifico ma teologico.

Quando e come e nata la sua passione per le stelle ed i pianeti?

Credo di averla ereditata da mia madre che amava la scienza. A me è stata data l’opportunità di studiare quello che mi piaceva. Amo la fisica, soddisfa la mia incredibile curiosità su quello che mi circonda. Il mio obiettivo, ripeto, è sempre stato quello di poter entrare nella mente di Dio e la mia curiosità innata mi ha portato, partendo da Acerra, ai confini dell’universo.

Lei è un ex cervello in fuga: infatti, dopo esperienze in Russia, Germania, Siberia è tornata in Italia. Come arginare questo fenomeno visto che lo Stato continua a tagliare fondi alla ricerca?

Innanzitutto bisogna dare più fondi alla ricerca. L’Italia non investe nella ricerca e nell’istruzione forse perché ai politici piace avere un popolo ignorante e non istruito, le persone istruite diventano menti pensanti ed indipendenti e non sono facili da manipolare. Confido nel ministro Manfredi, rettore della Federico II, una persona concreta che conosce bene tutte le problematiche dell’università e spero che riesca a colmare il gap e a portare l’Italia a livello degli altri paesi europei.

Rosario Aversano Giuseppe Russo

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Autore dell'articolo: Rosario Aversano

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