Michele Liguori: un martire dell’ecomafia

In una terra martoriata come la nostra, non tutti sono stati di passaggio, non tutti sono stati inermi affidando il futuro al caso. In questa circostanza il proprio futuro coincideva con quello di tutti, e questo Michele lo aveva capito.

Il suo grido, le sue denunce e la sua lotta angosciante contro chi ha avvelenato il nostro paese è stato un atto coraggioso nei confronti di chi ama la nostra terra, ma che convive con le sue pericolose problematiche.

Michele Liguori era un vigile urbano di Acerra che non si è mai sottratto al proprio senso civico e al senso del dovere che ogni uomo con la divisa dovrebbe avere.

Accadde il 19 Gennaio di cinque anni fa, il cuore del coraggioso eroe smise di battere a causa di due tumori che egli ereditò come atto finale per aver avuto il coraggio di toccare con le proprie mani terreni inquinati dagli sversamenti illeciti dei rifiuti.

Michele deve esser ricordato per quello che ha fatto e il suo esempio deve esser un punto di riferimento per tutti, solo cosi possiamo abbattere la barriera dell’omertà e della collusione che da tanto danno una brutta immagine del nostro paese, perché il grido di un uomo che denuncia, amplificato da un roboante sostegno popolare, non conosce nemici in grado di reggere a tale azione.

Il destino ha voluto che la sua vita terminasse nel giorno dell’anniversario della nascita di un altro eroe conosciuto a livello nazionale, ovvero Paolo Borsellino.

A differenza del giudice morto a seguito del barbaro attentato in Via D’Amelio, in un primo momento lo Stato non ha riconosciuto Michele come vittima del dovere, come se la causa della sua morte fosse stata un comune accordo siglato dalla sfortuna e dal caso.

Seguendo l’ordine dei fatti, il Ministero dell’interno, nel Marzo dello scorso anno, inizialmente non riconobbe il vigile eroe come vittima del dovere, ma solo dopo il ricorso portato avanti dai legali della moglie, Michele ebbe il giusto riconoscimento per aver sacrificato la propria vita per cercare di riparare i danni che hanno causato diversi decenni di omertà e collusione.

Gli acerrani sensibili riconoscono in Michele l’esempio di chi dovrebbe proteggere la nostra bellissima terra dai criminali che la vogliono distruggere, ma non possiamo dire lo stesso di Acerra, inteso come apparato istituzionale.

Diversi riconoscimenti come la caserma della polizia municipale di Brescia, l’intitolazione della stazione di quella di Nola lo scorso 19 Gennaio o la croce per meriti speciali conferita dalla regione, sono la dimostrazione che la causa servita dal vigile è stata condivisa a livello istituzionale più fuori che dentro la nostra città.

Ad Acerra non è chiara ancora la posizione della nostra amministrazione, spesso silente, spesso assente.

“Non potevo far finta di non vedere, a me i vigliacchi non piacciono“. Questa è la frase più emblematica e che più di tutte riconosceva in lui la voglia di invertire la rotta, poco prima di veder compiuto il suo crudele destino.

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, mantiene vivo il suo ricordo portando avanti quella sua voglia di riscatto, mentre chi invece non è riuscito a stringere la mano ad una persona più unica che rara, può far si che il suo il grido d’allerta abbia risonanza tale da toccare le coscienze di tutti coloro che ancora ignorano questa enorme piaga che da tanto ci affligge.

Christian Gargiulo

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Autore dell'articolo: Christian Gargiulo

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